Progettare – Dialoghi intorno a una pratica generativa

Raramente ci si trova a leggere opere sulla teoria della progettazione che risultino comprensibili e diretti come nel libro “Progettare – Dialoghi intorno a una pratica generativa”. La scelta di impostare il testo in forma di dialogo fra “attori” di diverse tendenze (tecnico, giornalista, ecc.) si è dimostrata la chiave di lettura migliore che l’autore potesse fornire: è proprio dalle domande e dalle risposte tra i personaggi che scaturiscono le tesi intorno alla pratica progettuale, vista in tutte le sue svariate forme e finalità.

In “Progettare – Dialoghi intorno a una pratica generativa” sono molto interessanti sono i riferimenti a creativi, tecnici, designer, filosofi che hanno in qualche modo lasciato un segno nel campo dell’Architettura, non intesa sotto l’aspetto puramente tecnico, ma vista come una materia che proprio attraverso la fase della progettazione abbraccia molte più branche del sapere di quante ne immagineremmo!

« […] Munari parte dalla sequenza del problema per arrivare alla soluzione ma poi la smonta per mostrare come, prima di arrivare a formulare una soluzione, siano necessarie molte fasi preparatorie […] lascia da parte lo schema “meccanico” , dal problema alla soluzione appunto, e ne introduce uno molto vicino a quello della ricerca[…] La creatività quindi prende il posto dell’idea, legata alla fantasia, può proporre soluzioni anche irrealizzabili per ragioni tecniche o materiche, oppure economiche, la creatività si mantiene nei limiti del problema, limiti che risultano dall’analisi dei dati e dei sottoproblemi ».

È evidente che l’autore di Progettare – Dialoghi intorno a una pratica generativa” vuole evidenziare quale sia l’approccio più sostenibile verso la progettazione: non un approccio totalmente razionale, tecnicistico, fatto di regole rigide, quanto piuttosto un ragionato prodotto di dati di fatto, di previsioni e considerazioni di natura meramente sociale al quale non deve assolutamente mancare quel pizzico di “illogicità” propria della creatività, senza la quale un progetto non sarebbe del tutto a misura di chi ne fruirà, essere animato o inanimato che sia.

È bene che il lettore chiarisca le idee sulla base del discorso che nella prima parte del testo viene fatto circa la differenza fra la “progettazione” e la “progettualità” poiché, sebbene semanticamente i due termini inducano a pensare che si tratti di una stessa azione, in realtà poi – seguendo il discorso logico dei protagonisti del libro – si comprendono essere due cose di natura differente.

La “progettazione” riguarda un agire legato al progetto, la cui manifestazione ha effetto solo se visto nel futuro in cui il progetto vedrà vita, mentre e soprattutto è riconducibile ad azioni “prescritte” cioè normalizzate da regole ben precise (ad esempio la manualistica).

La “progettualità” invece è un qualcosa che riguarda aspetti della vita in cui il progetto gravita e che gravitano intorno al progetto: in altre parole è un’abilità che non si impara sui testi ma che si matura con l’esperienza e in parte nasce da una sensibilità personale. Tale precisazione serve a far capire il perché chi ha a che fare con gli esseri umani non possa prescindere dall’approfondire conoscenze che vanno oltre il mero studio della tecnica e del materiale.

Più che un saggio Progettare – Dialoghi intorno a una pratica generativa – come suggerisce anche il titolo – è un’autocritica in forma dialogica rivolta a tutti noi progettisti, una sorta di mea culpa (in senso ironico) verso quegli atteggiamenti che troppo spesso prendono il sopravvento nell’ambito della progettazione e che portano a sottovalutare il valore e la necessità del criterio progettuale-sociale.
Prendendo ad esempio alcuni casi particolari, l’autore ci spiega quanto sia poco sostenibile oggi lo spazio che si va a progettare (quasi nel 99% dei casi), qualunque sia il suo uso. A cominciare dall’incoerenza nella realizzazione di luoghi per l’infanzia o di spazi pubblici rispetto a quelle che sono le aspettative che quotidianamente lamentiamo.

«Se il condominio è stato concepito privo di spazi da vivere in comune per fare socializzare le persone è molto difficile che ciò si realizzi. Oppure prendi l’ossessione per lo spazio domestico, per la propria casa, l’arredo e così via. Chi si preoccupa oggi degli spazi esterni alla propria abitazione, gli spazi pubblici? Ci lamentiamo della fatiscenza delle scuole in cui studiano i nostri figli, o della trascuratezza dei parchi e delle spiagge ma poi compriamo riviste di arredo nelle quali viene dedicata la massima attenzione allo spazio più intimo, il bagno.»

Un libro interessante e stimolante che sicuramente va letto con attenzione per carpirne i contenuti, ma che risulta scorrevole e piacevole nella sua forma e dunque adatto non solo a tecnici progettisti ma ad un pubblico di lettori molto più vasto.

Scheda tecnica del libro

Titolo: Progettare – Dialoghi intorno a una pratica generativa
Editore: Navarra Editore
Pagine: 80
Data pubblicazione: 1° Edizione – 2016
Autore: Emilio Vergani con prefazione di Andrea Volterrani
ISBN: 9788894080056
Lingua: italiano

L’autore

Emilio Vergani formatore, progettista, consulente e valutatore, insegna Metodi e Tecniche della progettazione sociale presso l’Università Lumsa Santa Silvia di Palermo. Ha pubblicato, tra l’altro, Bisogni sospetti (Maggioli, 2010) e Costruire visioni (Exòrma 2012).

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Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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